Gomorra è un film essenziale, crudo, quasi un documentario; ma un documentario in effetti, non potrebbe mai esserlo: mai la telecamera di un reporter potrebbe addentrarsi nell'inferno di Scampia come riescono Garrone (regista) e Saviano (autore del libro omonimo da cui il film è tratto).L'orrore, il forte senso di repulsione e l'angoscia che accompagnano lo spettatore per tutta la durata del film non sono effetto del gusto per il macabro, ma di una descrizione della realtà profonda e senza sconti, che non ci risparmia nulla, nemmeno tutto quello che abbiamo sempre preferito non vedere.
Nulla a che vedere con le fiction di mafia che infestano i palinsesti televisivi e che nascondono dietro l'impegno civile nient'altro che il protagonismo mafioso (che fa ascolti): la violenza di Gomorra non consiste nella cruenza delle sparatorie e delle esecuzioni (alle quali per altro lo spettatore è preparato quando entra in sala) ma nella perversione che caratterizza il mondo della Camaorra che in parallelo con il mondo emerso ha un suo perverso codice morale e un suo Stato, che offre addirittura un sistema di formazione per i più giovani: la "maturità" consiste nel farsi sparare con un giubbotto anti-proiettile addosso senza aver paura.
Nonostante si tratti di un film quasi documentaristico, paradossalmente Gomorra ricorda Salò o le 120 Giornate di Sodoma di Pasolini (film carico di citazioni letterarie), nel descriverci una comunità nascosta e perversa, nell'atmosfera cupa e oppresiva; certo vanno fatte le dovute differenze, proprio perchè quasi documentaristico Gomorra è un film molto meno cruento, i temi e le ambientazioni sono molto diversi ma il fine è lo stesso: smuovere il benpensate borghese dalle sue false certezze "costringendolo" ad alzare il tappeto, a vedere il marcio; la pellicola infatti non lascia respiro, non si hanno vie di fuga, si è quasi bombardati dalla cruda realtà e non le si riesce a sfuggire.
Quattro vicende si intrecciano nel film:
Quella di Totò, un ragazzino che non vede l'ora di diventare uno di quelli che contano e presto sarà costretto a dimostrare di esserne degno schierandosi nella "secessione" all'interno della sua cosca. In questa vicenda si distingue anche il personaggio di Don Ciro, un pavido porta-soldi che cerca sino all'ultimo di barcamenarsi tra le due opposte fazioni per salvare la pelle;
Quella di Marco e Ciro, che sottratto un arsenale di armi decidono di "mettersi in proprio", mettendosi contro il capo della loro cosca;
Quella di Roberto (unico personaggio positivo del film) che lavora con un camorrista (Servillo) che smaltisce rifiuti tossici abusivamente, ma che alla fine decide di non acettare più il compromesso con la propria coscenza e lascia il lavoro.
Quella di un sarto, che lavora in un laborartorio clandestino gestito dalla Camorra che produce abiti pregiati (vanno a finire addosso alle star di Holliwood) e rischia la vita per aver concesso lezioni notturne di sartoria alla concorrenza cinese.
Meritato anche per Gomorra, come per il Divo, il premio speciale della giuria a Cannes: quest'anno possiamo andar fieri del cinema italiano.
Filippo
P.S. vi ho messo anche il trailer non fate che non lo guardate!
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