martedì 10 giugno 2008

CINEMA ALLO SPECCHIO (I): EFFETTO NOTTE

Effetto notte (La nuit américaine)
Francia-Italia 1973
di
François Truffaut


Un film nel film.
A Nizza, negli stabilimenti di La
Vittorine, il regista Ferrand (non a caso interpretato dallo stesso Truffaut) gira Je vous présent Pamela
. Dal primo all'ultimo giorno di riprese i problemi produttivi si mescolano con le storie private e le fragilità psicologiche dei diversi membri della troupe.

Il cinema in un film.
Se nei precedenti 12 film del cineasta francese il suo profondo, immenso amore per la settima arte (che coincide con il suo amore per la vita) era
soltanto
percepibile, in Effetto notte viene dichiarato (urlato) pubblicamente. Citazioni, autocitazioni, allusioni non si contano. Buñuel, Bergman, Godard, Rossellini, Fellini, Bresson, Hawks, Hitchcock, Welles sono solo alcuni dei grandi maestri rievocati nel/dal film. Ma naturalmente, Effetto notte non può essere ridotto ad un campionario di citazioni o di riferimenti incrociati tra i film che hanno segnato la vita e la passione di Truffaut e quelli che lui stesso ha realizzato. Effetto notte mira a ricostruire quel rapporto fra cinema e spettatore che aveva caratterizzato il tanto rimpianto cinema americano classico: la morte di uno dei personaggi (Alexandre) ha un’importante valenza simbolica in quanto testimonia la presa di coscienza della fine di quel tipo di cinema. Effetto notte intende restituire allo spettatore la possibilità di scivolare dentro l’illusione; illusione che definirei consapevole poiché nel momento stesso in cui crediamo a ciò che vediamo (una troupe che sta girando un film) stiamo di nuovo subendo il fascino del cinema.

La vita nel cinema.
“I film sono più armoniosi della vita, non ci sono intoppi nei film, non ci sono rallentamenti, i film vanno avanti come i treni nella notte” dice
Ferrand/Truffaut ad un certo punto della storia. Nemmeno la morte di un attore riesce a fermare un film, la realtà del film è perfetta agli occhi dello spettatore e si distingue proprio in questo dalla realtà della vita, piena di problemi, intoppi, rallentamenti. Ma allo stesso tempo la realtà del cinema si nutre della realtà della vita, senza di questa non sarebbe nulla. Truffaut, insomma, sembra ripeterci quello che sosteneva un suo caro amico: “Il cinema è la vita, con le parti noiose tagliate” (Hitchcock).

Cinema allo specchio. Atto I.
Quando penso al cinema penso prima di tutto a questo film. Truffaut ci ha regalato un affresco del cinema (in particolare del suo
cinema) senza precedenti. Spero che la pellicola vi abbia aiutato a riflettere su cosa sia effettivamente il cinema.
Il prossimo film (
La rosa purpurea del Cairo
di Woody Allen) ci aiuterà a riflettere in maniera più approfondita sul rapporto realtà/finzione presente nel cinema.



TheLizard

1 commenti:

dodici_lune ha detto...

Due personaggi mi hanno colpita molto: Ferrand e Joel, l'aiuto regista. Sono gli unici ad aderire alla vita, quella cinematografica e quella reale. Gli unici a restare saldi di fronte al caos degli attori, incapaci - a parte Alexandre, che non a caso muore - di saldezza interiore. Costituiscono l'ideale contrappeso di Alphonse e July, che mi sembrano personaggi tragico-romantici più da romanzo che da realtà. Lui un bambino capriccioso, lei una falsa sana. Entrambi divorati dalla passione, non riescono però ad avere rapporti amorosi felici. Ciò nonostante sono Alphonse e July e non Ferrand e Joel a essere più caratterizzati nel film. Truffaut pare sostenere, in accordo con quanto ricorda Nicola, che la vita “degna” di essere ripresa è quella eccezionale, quella che sfiora la tragedia classica. È però importante notare che la loro storia può essere narrata solo da chi, come Ferrand e Joel, è capace di fedeltà a se stesso, è capace di sognare, di ricordare (penso alle scene di Ferrand bambino) e allo stesso tempo di prendere decisioni concrete, di essere creativo e immaginativo senza farsi assorbire dal caos della morte e della follia dei personaggi.
Trovo questo film bello perché riesce a superare quel limite (ma potrebbe essere anche un pregio) del cinema di essere sempre ad un passo al di là della realtà, uno specchio che rappresenta la vita come la rappresenterebbe uno specchio rotto, che proietta quel pezzo ingrandito e quell’altro rimpicciolito – a suo piacimento. Effetto notte riesce a ricostruire in sé un’unità e un’armonia fra la vita nel suo naturale scorrere e la vita intensa. In questo senso questo film è un superamento del cinema americano, è una sottolineatura della “notte” di quel cinema, una proposta per un suo rinnovamento.