
Dopo la pausa estiva, eccovi finalmente una nuova fantastica recensione su uno dei film italiani che più ha fatto parlare di se al Festival di Venezia.
Si tratta di Pranzo di Ferragosto, prima opera di Gianni Di Gregorio alla regia.
E' la storia di un uomo di mezza età, Gianni, che vive nel centro di Roma con la madre -nobildonna decaduta, svampita e capricciosa- e che ha come unica occupazione nella vita prendersi cura di lei. Ricoperto dai debiti, accetta di accudire la madre dell'amministratore del condominio, in cambio della cancellazione di tutte le rette condominiali non pagate; questi alla vigilia di Ferragosto si presenta a casa di Gianni oltre che con la madre, con la zia, che verrà accettata in casa in cambio di denaro. Anche l'amico medico di Gianni, dopo averlo visitato gratuitamente, gli chiede il favore di tenere con lui la madre per Ferragosto. La storia va avanti tra le varie situazioni comiche create dalla convivenza delle quattro vecchiette con Gianni.
Nell'intento del regista la comicità delle situazioni dovrebbe indurre a importanti riflessioni sulla senilità, ma non ci riesce quasi per nulla: rimane solo la parte comica la quale, però, non essendo pensata come fine a se stessa (anche se, nei fatti, lo è) è scarna, e di certo non esilarante.
Rimane una bella idea (mal realizzata) e un film carino, ma nulla di più.
Filippo